Un esempio concreto della tipica capacità italica di assimilare e far proprie le novità che giungono dall’ambiente lo si riscontra nelle aziende italiane controllate da multinazionali estere.
Spesso si tratta di imprese, anche con lunga tradizione, che sono state acquisite da un grande gruppo straniero.
Perdendo la propria autonomia di assetto azionario e diventando parte di una multinazionale, queste aziende cominciano ad entrare in contatto con gli usi e i costumi della nuova casa madre.
Generalmente, soprattutto se anglo-sassoni, le multinazionali pongono un forte accento alla reportistica. Alle proprie consociate è richiesta la preparazione:
di un budget annuale
di forecast trimestrali
di rendiconti finanziari trimestrali
di bilanci gestionali mensili
Come si può vedere alla piccola/media, entrata a far parte di un grande gruppo, si apre un nuovo modo di operare in cui la finanza e la contabilità sono assolutamente centrali.
Le multinazionali che posseggono aziende sparse ad ogni angolo della Terra hanno bisogno di continui report per monitorare l’andamento del proprio investimento e far fronte alle aspettative dei propri azionisti. Contabilità e finanza rappresentano la lingua franca con cui le multinazionali comunicano coi propri azionisti, in genere istituzionali come i grandi fondi d’investimento.
Generalmente, dopo un primo momento di scoramento iniziale, le imprese italiane reagiscono bene a queste nuove esigenze pressanti di reportistica. L’approccio iniziale è quello “non capisco ma mi adeguo”, in seguito però anche nella filiale italiana si comincia a familiarizzare con la reportistica finanziaria e se ne sfruttano i benefici.
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