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Le cause della crisi di liquidità

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Caratteristica comune a tutte le economie occidentali è l’alternanza di cicli economici di espansione e recessione.
Le aziende solide, presenti sul mercato da decenni sono ormai abituate a questo andamento dell’economia e se ne preoccupano relativamente: sanno che durante i periodi di vacche grasse devono capitalizzare il successo, negoziare da una posizione di forza con le banche le condizioni che serviranno durante i periodi di vacche magre, non esaltarsi pensando che la fase espansiva sia illimitata.

Durante la bolla della New Economy è invece avvenuto l’esatto contrario: le nuove imprese pensavano che Internet avrebbe aperto i mercati a dismisura e, soprattutto, che ci sarebbe stato spazio per qualsiasi nuovo entrante. A corollario c’è stata la medesima convinzione da parte dei risparmiatori che hanno acquistato titoli delle aziende quotate a prezzi folli. All’illusione collettiva non sono mancate nemmeno le banche che hanno affidato per importi considerevoli nuove iniziative con business plan oltre ogni ottimismo.
I ripetuti fallimenti delle aziende Internet hanno poi provocato una uguale e contraria reazione: scottate dalle perdite subite, le banche hanno ristretto oltremodo il credito nei confronti di qualsiasi impresa di nuova costituzione, aggravando ulteriormente la crisi dovuta alla recessione successiva allo scoppio della bolla New Economy.
L’alternanza delle fasi espansive e recessive va comunque al di là della normale ciclicità: ogni imprenditore, chi più chi meno, ne è toccato e non di rado gli effetti lo colgono di sorpresa, sebbene le cause dell’impreparazione dell’impresa fossero già latenti da tempo. Spesso infatti esiste una vera e propria riluttanza da parte degli imprenditori a prendere coscienza di essere entrati in un ciclo negativo e a trarne le necessarie e spesso urgenti conseguenze.