Nella realtà italiana la stragrande maggioranza delle imprese convive con il perenne rischio di crisi finanziaria: la strutturale sottocapitalizzazione in cui versano le imprese italiane, soprattutto le piccole, fa sì che si viva alla giornata finanziando il capitale circolante grazie all’oneroso sconto di portafoglio in banca.
Finché i crediti riescono a coprire i debiti a breve l’azienda va avanti. Quando, per varie cause (es. si riduce il fatturato e sale il magazzino, oppure alcuni crediti diventano di più lunga recuperabilità nel tempo oppure, per un affare andato male, alcuni crediti diventano inesigibili) l’azienda comincia a stentare nel far fronte alle proprie obbligazioni con le proprie risorse finanziarie. In questi casi l’azienda entra nella cosiddetta crisi di liquidità. Magari il business va bene e le prospettive sono buone, ma la liquidità ogni fine mese scarseggia.
E’ pertanto fondamentale che l’azienda svolga un continuo monitoraggio dei propri flussi di cassa in modo da percepire tempestivamente i sintomi di rigidità finanziaria e prendere conseguentemente le azioni correttive opportune.
Se un’azienda si dà l’autodisciplina di tenere una contabilità in tempo reale, dalla stesura di bilanci mensili si possono periodicamente effettuare le analisi che danno le informazioni sulla posizione finanziaria.
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