Il periodo in cui nascono i primi segnali di squilibrio si definisce incubazione. Durante questa fase la redditività e la liquidità sono ancora buone, ma a livello macroeconomico si manifestano progressivi deterioramenti, per esempio la perdita di quote di mercato, il rallentamento nella rotazione del magazzino, la lievitazione dei costi di produzione, la perdita di competitività.
Durante questa fase il management spesso non riesce a capire la portata strutturale del deterioramento, illudendosi di essere di fronte soltanto ad un’altra congiuntura sfavorevole che passerà così come è arrivata.
Con il perdurare delle condizioni descritte la crisi entra nella sua fase di maturazione in cui il concorso di fatturati decrescenti e un allungamento dei tempi d’incasso dai clienti portano alla vera e propria crisi di liquidità.
Il dissesto finanziario si manifesta pertanto dopo una fase di incubazione ed una di maturazione per cui, quando lo squilibrio viene a galla, i germi della crisi erano già da tempo presenti in azienda.
In questi frangenti l’errore più diffuso degli imprenditori è quello di non voler ancora ammettere la caratteristica strutturale della crisi, e si rivolgono al credito cercando di dare una pezza ad una situazione compromessa.
Redditività decrescenti rendono infatti sempre più insostenibile il servizio del debito. Un rialzo dei tassi d’interesse, anche minimo, diventa un grosso colpo per la finanza dell’azienda.
Spesso poi ci si complica ulteriormente la vita cominciando a redarre bilanci artefatti ai fini di camuffare lo stato di crisi. Si tratta solo dell’anticamera dell’insolvenza. Le banche infatti cominciano a dubitare dell’attendibilità delle redditività espresse in bilancio quando i flussi finanziari che il cliente fa transitare indicano l’esatto opposto.
Ne consegue il restringersi del credito da parte di una prima banca, seguita poi dalle altre.
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